Avrei,
ma sinceramente no.
Vorrei,
ma probabilmente non lo farò.
Direi,
e poi rimangerei.
Starei,
ma poi rischi di stufarti.
Giorni in cui
anche il cielo è in condizionale,
non puoi certo chiedermi
di essere per te
un punto di riferimento.
Vorrei.
Ma proprio non posso
Tu mi chiedi delle risposte,
ma io non ho risposte.
Perchè per avere risposte
non basta certo farsi delle domande.
E tutta la mia sicurezza,
quel sistematico affrontare la vita
che tanto ti piace,
non è una risposta
ma un modo semplice per aspettare
che una risposta arrivi.
Nel buio della sera,
non quello dei romanzi,
quello di Milano dove se sei solo
sei davvero solo,
anche io traballo.
E anche io non capisco molto questi tempi,
che danno poco e vogliono molto.
E tu, che stai qui davanti
e mi chiedi di darti risposte.
E le tue domande
sono le mie domande.
Cose normali, disagi semplici,
niente di più che la semplice vita.
Anche io mi fermo davanti
a certe cose,
solo che alla paura
unisco la pazienza di sapere,
che tutto ha davvero una risposta,
che può far male
uccidere forse,
ma è pur sempre una risposta.
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IL LINKO
Preparo la valigia,
un'altra volta.
Mi sembra di viverci,
con questa grossa valigia verde in mano.
Piego il pigiama,
metto filtrini e cartine,
due buste di tabacco
e una scorta di deodorante spray.
Ci infilo un libro,
le scarpe lucide
e un sacco di aspirine,
perchè l'America mi fa venire
sempre il mal di testa.
Piego le camicie, impallo un maglione,
calze, mutande e un quaderno per scrivere.
Rifaccio a memoria il tutto,
dimentico lo spazzolino.
Faccio sempre tutto come se
l'unico dentifricio buono fosse il mio,
quaderni non ne vendessero.
Ma in verità è come se provassi
a portarmi la mia casa.
Speriamo che arrivi la primavera a Milano
che gli spacciatori non sanno dove nascondersi,
senza i rami verdi del Forlanini.
Che le gare in Circonvallazione vengon meglio,
con l'asfalto bagnato d'aprile.
Che gli allibratori all'Ippodromo son più gentili
quando fa caldo.
Speriamo che arrivi la primavera a Milano
che i travestiti son più belli
senza cappotti e goffi maglioni.
Che si sente meno il tempo infinito
passato ad aspettare i tram imbottigliati.
Che c'è più gusto ad indugiare
nei grandi parcheggi abbandonati.
Speriamo che arrivi la primavera a Milano
che porta i fiori sui viali,
pronti per essere regalati.
Che porta i tramonti dentro le finestre,
che allunga i sorrisi e le giornate.
Speriamo che arrivi la primavera a Milano,
perchè Milano d'inverno,
è incredibilmente più vicina all'inferno.
Ho capito da come hai risposto,
cambiando la voce appena hai capito che ero io.
Io, che ti amavo, e per dimostrartelo
scrivevo tutti i giorni lettere d’amore.
Io che ti amavo tanto, sempre.
Sempre e tanto.
Passavo il pomeriggio a disegnare il tuo ritratto,
essendo io una chiavica nel disegno,
tutto il pomeriggio ci mettevo.
Io che pensavo,
pensa che stronzo,
che bella Milano in primavera!
Ma non per la primavera,
ma perché c’eri tu.
Calpestando i fiori di nespolo
correvo su viale Piave,
per arrivare da te, pensando,
come è bella Milano,
perché ci sei tu.
Tu che non c’eri,
perché eri con lui,
io che aspettavo fumando sereno.
Poi mi sono stufato di aspettare,
sentendomi in colpa per essermi stufato,
e ho fatto ritorno alla mia scrivania,
dove ti ho scritto altre sei lettere d’amore.
Con i crampi alla mano,
ma molto felice,
ho pensato di chiamarti per sapere dove fossi stata.
E tu hai cambiato voce,
aprendo una crepa nel mio cuore.
Mica sapevo tu fossi così troia.
Perché, sapendolo prima,
mi sarei innamorato lo stesso,
ma prima di andare a letto mi sarei detto,
oh cazzo sto con una baldracca.
Che ne so, sto disegnando da tutto il giorno,
il ritratto di una baldracca.
A saperlo, magari veniva meglio.
E poi siamo stati seduti,
e mi girano le palle,
piangevo.
Oggi, fortunatamente,
di questi cinque anni,
ricordo anche di non aver mai pagato una lira.
C’è chi direbbe che sono stato fortunato.